Nella foto sorrido. L’allenamento era finito e nello spogliatoio qualcuno stava cercando una scarpa che aveva davanti ai piedi. Si può ridere anche dopo aver mandato un cross dove non c’era nessuno. Il mio era passato sopra i compagni, senza che dovessero neanche scegliere se andare incontro al pallone. Bastava guardarlo.
Me lo sono portato dentro mentre mi sedevo sulla panchina. Avevo preso palla a destra, fatto un buon primo controllo col sinistro e trovato lo spazio per rientrare. Fino a lì, nella mia testa, la giocata era venuta bene. Il problema era tutto quello che avevo deciso di farci dopo.
Io ricordavo il modo in cui ero passato. Dario mi ha chiesto a chi volevo dare il pallone. Ho indicato il compagno che stava entrando in area. Il mister mi ha domandato quando l’avessi guardato. Ho cominciato a rispondere e mi sono accorto che stavo descrivendo dove credevo sarebbe stato, senza ricordare dove fosse davvero.
Durante la giocata avevo guardato il pallone, poi l’avversario e poi ancora il pallone. Avevo visto partire una maglia con la coda dell’occhio, prima di rientrare, e mi era bastato. Nella mia testa il compagno aveva continuato la corsa. In campo aveva dovuto aspettare. Il cross era arrivato in uno spazio vuoto.
Io ricordavo il modo in cui ero passato. Dario mi ha chiesto a chi volevo dare il pallone.
Mi sarebbe piaciuto poter dire che avevo soltanto colpito male. Sarebbe stato più comodo: la prossima volta tengo il piede diverso e basta. Dario non mi ha fatto un discorso lungo. Mi ha chiesto di guardare prima e di scegliere dopo. Poi mi ha lasciato lì, con gli scarpini da slacciare e una risposta che potevo dare soltanto sul campo.
Mi sono girato verso il compagno che avevo cercato. Gli ho detto che ero partito convinto di trovarlo più avanti. Mi ha fatto vedere con la mano dove aveva rallentato, perché il difensore gli aveva chiuso la corsa. Da fuori sembrano dettagli piccoli. Da vicino capisci perché per lui quel pallone era irraggiungibile, anche se per me la preparazione del cross era stata bella.
Ho continuato a parlarne mentre rimettevo le cose nella borsa. A un certo punto mi sono accorto che stavo ancora tenendo in mano lo stesso calzino. L’ho piegato, poi ho chiesto a Dario se nella prossima seduta potevo riprovare quel passaggio col compagno. Voglio vedere la corsa mentre succede, invece di immaginarla dopo.
Non so già come andrà. Può uscire un altro cross lungo, oppure posso aspettare troppo e perdere lo spazio. Voglio cominciare da quella situazione, dalla fascia destra, con il sinistro. Il sorriso della foto rimane. Rimane anche il pallone passato oltre tutti. Domani arrivo prima, e porto una cosa precisa da chiedere invece di una spiegazione pronta per l’errore.
